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Adoubement
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La mwcgvestizione o mwcwmwdaadoubement (oppure mwdqaddobbamento) era la cerimonia ufficiale con cui nel mwdgbasso medioevo si ammettevano al mwdwcavalierato i nuovi adepti.

Contents

Storia
Note

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Storia

Il termine mwhaadoubement deriva dal mwhqfrancone mwhgdubban, che significa mwhw«colpiremwia» e designava l'usanza da parte del cavaliere anziano di colpire simbolicamente sulla gota o sulla nuca l'iniziato.

Secondo la definizione assegnata da mwigTabacco e Merlo, l'addobbamento era la mwiw«cerimonia di mwjainiziazione attraverso il cui complesso mwjqrituale il novizio è accolto e armato tra i cavalierimwjg». Questa pratica rituale, assieme ai ludi cavallereschi (tornei, cacce e altre forme di divertimento) sono manifestazioni visibili e testimonianze di un nucleo sociale e militare che, già a partire dall'mwjwXI secolo (la cavalleria diventa la componente fondamentale degli eserciti), si definisce un forte ruolo nella cultura mwkaeuropea.

Il rituale che portava il postulante - di solito appena uscito dall'adolescenza - al cavalierato implicava diversi atti. Come prima cosa, un cavaliere più anziano consegnava all'adepto le armi più significative del suo futuro stato: in particolare, la spada. Successivamente, il cavaliere più anziano assestava quasi sempre un colpo sulla gota o sulla nuca del postulante col palmo della mano: tale gesto viene citato con dai testi francesi con i termini mwkgpaumée (palmata) o mwkwcolée (accollata). Il colpo inflitto al giovane adepto poteva rappresentare una prova di forza o, come sostennero alcuni autori in età più avanzata, un metodo per fissare un ricordo e, pertanto, la promessa da quest'ultimi formulata al fine di ricevere l'onore e l'onere del cavalierato (Ramon Llull si riferisce infatti a tale pratica con il termine "promessa"). A conferma di tale ipotesi, i poemi evidenziano lo sforzo dell'eroe al fine di non piegarsi a tale colpo, l'unico - osserva Ramon Llull - che un cavaliere debba ricevere senza restituirlo. Inoltre, il contatto fisico tra la mano dellmwla'mwlqadoubeur ed il corpo dellmwlg'mwlwadoubé trasmetteva dall'uno all'altro una sorta di influsso, proprio come lo schiaffo dato dal vescovo al chierico da lui consacrato sacerdote. Infine, una manifestazione sportiva concludeva spesso la cerimonia di iniziazione: il nuovo cavaliere saliva a cavallo e correva a trafiggere o abbattere con un colpo di lancia una panoplia fissata su un palo: la "quintana".cite-ref-1[1]

La cerimonia dellmwnq'mwngadoubement assume una particolare rilevanza sacrale quando il ruolo del cavaliere acquisisce una funzione nel mantenimento della pace nella mwnwsocietas christiana. Le masnade di aristocratici fuorilegge, molto spesso avvezzi a attività banditesche, vengono chiamati a una maggiore sensibilità cristiana e ad assumere un ruolo pacificatore in un contesto in cui la dissoluzione del potere pubblico richiedeva a carico del cavalierato, nelle intenzioni della cultura ecclesiastica, l'affidamento di incarichi di protezione e di conferimento di funzioni di tutela della quiete pubblica. Di qui la divisione della società nei tre ordini in base alla ripartizione simbolica delle funzioni: mwoabellatores (attività esercitata dai cavalieri), mwoqoratores e mwoglaboratores e la formulazione nel mwowXII secolo da parte della Chiesa di un proprio modello di cavalleria attraverso la costituzione degli ordini di monaci guerrieri (mwpaOrdine dei Templari, mwpqOrdine degli Ospitalieri, mwpgOrdine dei Cavalieri Teutonici).cite-ref-2[2]

Ciononostante non venne mai meno l'identità fortemente mwralaica della cavalleria, in cui l'importanza della professionalità e dell'esercizio delle armi rappresentarono il collante in grado di far convergere in un gotha ristretto i vertici dei poteri locali e sovra-locali, nonché gli esponenti di ceti più o meno eminenti della società.

Note

cite-note-11. mwswMarc Bloch, mwtamwtqLa società feudale, Einaudi, 1999, mwtgISBNmwtw 88-06-15253-X, mwuqOCLCmwug mwuw799710603. mwvaURL consultato il 15 dicembre 2021.
cite-note-22. mwwamwwqTabacco e Merlo,mwwg p. 286.

Bibliografia

• citereftabacco-e-merloGiovanni Tabacco e Grado G. Merlo, Medioevo V-XV secolo, Milano, RCS Quotidiani, 2004.
• mwxwMassimo Montanari, Storia medievale, Bari, Casa editrice Giuseppe Laterza & figli, 2007.

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